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ARTE INTERVISTE

La figura di San Giuseppe nell’arte spiegata dal seminarista Jack Ferrera

San Giuseppe Tela

Nell’articolo di oggi vogliamo parlarvi di San Giuseppe. Punteremo la nostra attenzione sulla figura di questo Santo nell’arte. Lo faremo attraverso le parole di Jack Ferrera, seminarista presso il Seminario della Diocesi di Noto.

La figura di San Giuseppe nell’arte

“Solo i Vangeli di Matteo e Luca ci parlano di San Giuseppe, nei primi capitoli riguardanti la nascita e l’infanzia di Gesù. Nonostante ciò, la sua figura nell’arte è presente tanto quanto la Madre di Dio e il Suo Figlio”: spiega. “Molti esegeti e teologi ci presentano la figura di San Giuseppe come l’uomo giusto, il patriarca, l’uomo del silenzio. Questo pensiero, frutto di studi e di riflessioni sulla Parola di Dio o sugli scritti dei Padri della Chiesa, per una curiosa coincidenza, viene “trascritto” dagli artisti su tele, statue o icone presenti nelle chiese e nella maggior parte delle nostre case”.

La figura di San Giuseppe. Raffigurare un Santo e venerarlo

“Fin dai primi secoli del cristianesimo si è avvertito il bisogno di raffigurare Gesù e la sua storia per non dimenticarla. Nei primi secoli Gesù veniva rappresentato sotto forma di pesce, pane o tramite il famoso cristogramma (l’intersezione delle lettere “P” e “X”). Dopo l’Editto di Costantino, nel 313, nascono le prime raffigurazioni umane di Gesù”.

Jack Ferrera

Il seminarista Jack Ferrera

“Noi cristiani veneriamo le immagini sacre perché esse stesse ci riportano al mistero del Verbo incarnato in Cristo. Dice infatti il prologo di Giovanni: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. O la Lettera ai Colossesi di San Paolo: “Cristo è immagine del Dio invisibile”. Le immagini che veneriamo-dice Jack Ferreraci ricordano proprio che Dio si è fatto uomo e parla continuamente alla storia dell’uomo. Sono un rimando alle realtà future, a cosa ci aspetta dopo questa breve vita. La Parola di Dio (cioè Cristo) che ascoltiamo a Messa non è solo un testo cartaceo. È annuncio, è Parola vivente, che oltre a essere ascoltata può diventare Parola visiva”.

L’immagine, un forte mezzo di comunicazione

“L’immagine prosegue ancora -è il mezzo di comunicazione più efficace per trasmettere un messaggio. Nel Medioevo la maggior parte delle persone era analfabeta e la Sacra Scrittura era in latino. Le immagini diventavano così vere e proprie catechesi accessibili a chiunque. Nel mondo orientale, attraverso le icone si esprime al meglio l’incarnazione della Parola, la rivelazione del Divino. Ecco perché tutte hanno lo sfondo color oro, in quanto rappresentano la luce e la gloria. La venerazione delle immagini sacre è utile al nostro cammino di fede. In esse vediamo le grandi opere che Cristo ha realizzato tramite la vita dei Santi e con il loro esempio. Questo ci porta a essere in continua comunione dei Santi affidandoci alle loro preghiere. Così come noi talvolta chiediamo aiuto alla nostra mamma o a un nostro fratello”.

La differenza tra dipinto e icona

“Un dipinto spiega Jack Ferrera-è la raffigurazione di un soggetto realizzato dall’artista attraverso il suo genio creativo, la sua tecnica e anche il periodo storico-culturale in cui è inserito. L’icona, invece, non è un quadro a soggetto religioso. È una “preghiera scritta” che esprime la rivelazione di Dio e la verità dell’uomo. L’iconografo si prepara col digiuno e la preghiera e può “scrivere” sulla tavola un soggetto religioso, seguendo precise regole che non si possono variare”.

La simbologia in San Giuseppe

“Seppur affresco e icona siano due mondi diversi, ciò che li unifica sono i simboli e gli stereotipi che riscontriamo in essi. Oriente e Occidente, oltre ai Vangeli e alla tradizione della Chiesa, attingono anche ai vangeli detti “apocrifi”, cioè quelli a cui la Chiesa non riconosce la loro canonicità. Analizziamo la figura di San Giuseppe. Generalmente, egli viene raffigurato con in mano un bastone fiorito: questo si rifà al protovangelo di Giacomo. Si racconta che, per scegliere uno sposo alla Vergine Maria, il sommo sacerdote chiese ai vari giovani contendenti di prendere un bastone in mano”.

La figura di San Giuseppe negli affreschi di Giotto

“Dopo aver pregato il Dio Onnipotente, a colui il quale sarebbe fiorito il bastone, sarebbe diventato lo sposo di Maria. La Provvidenza toccò San Giuseppe. Negli affreschi di Giotto si vede che, nell’atto di confermare il fidanzamento tra Maria e Giuseppe, alcuni giovani spezzano con le mani le verghe infiorate. Il giglio che fiorisce nel bastone di San Giuseppe è il simbolo della purezza, della castità e dell’elezione”.

L’età, l’abbigliamento e l’atteggiamento di San Giuseppe

“L’età di San Giuseppe varia a seconda dell’approccio teologico che l’artista applica. L’anzianità attribuita a Giuseppe in quanto “patriarca”, è indice di saggezza e di virtù. Nelle icone, le caratteristiche di San Giuseppe vengono espresse nell’uso dei colori e negli atteggiamenti”: spiega ancora. “La veste generalmente è blu e indica il “mistero degli esseri”, dell’infinito e della calma. Talvolta è rappresentata con l’aggiunta di riflessi verde smeraldo, che rappresentano la continenza. Il manto che copre San Giuseppe è bruno: questo colore indica la povertà e la rinuncia ai piaceri e alle gioie terrene.

San Giuseppe, il protettore

“Un’altra caratteristica presente sia in Oriente che in Occidente è l’atteggiamento protettivo di San Giuseppe, che esprime l’attributo di Custode della Sacra Famiglia”: sottolinea il seminarista. “Nelle icone, ciò si traduce in San Giuseppe intento nell’atto di abbracciare, quasi a fondersi con Maria e Gesù. Giuseppe tiene Gesù per mano (o in braccio) nell’atto di abbracciarlo o stringerlo a sé. Altre immagini raffigurano San Giuseppe nel lavoro di falegname che insegna a intagliare nella sua bottega Gesù adolescente. In aggiunta, si può trovare la Madonna che fila la lana o mentre lavora in casa.

Il pensiero di Jack guardando la figura  di San Giuseppe

“Tutti noi sappiamo (anche per solo sentito dire) che Dio è onnipotente. Così onnipotente, che ha voluto crescere con una mamma e un papà. Dio, che ha creato l’infinito universo, accetta di crescere sotto quelle regole che anche noi abbiamo imparato a rispettare. Chissà quante preoccupazioni e pensieri il fanciullo Gesù avrà procurato a Maria e a Giuseppe. Gesù ama tanto noi uomini, a tal punto da voler provare anche il dolore di vedere il proprio papà morire”.

Icona San Giuseppe

Icona di San Giuseppe – Fonte foto Pixabay

Jack Ferrera racconta di aver visto, in alcune chiese, alcuni affreschi in cui si vede San Giuseppe agonizzante a letto. Attorno al suo capezzale vi sono Maria e il giovane Gesù che, in lacrime, lo confortano. “Da sempre ho avuto un affetto profondo per San Giuseppe soprattutto da quando ho perso papà a 14 anni, e questo affetto per una “Divina coincidenza”, continua nella Parrocchia dedicata a San Giuseppe qui a Pachino dove vivo con la mia famiglia, o invocato come Patrono nel Seminario Vescovile di Noto dove sto facendo il mio cammino di discernimento e di formazione”: conclude il seminarista.

La figura di San Giuseppe nell’arte spiegata dal seminarista Jack Ferrera ultima modifica: 2020-03-26T08:19:21+01:00 da Giuseppe Spina
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