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La grotta di Passaneto e le emozioni di chi vive la devozione alla Patrona

Grotta Interno

La grotta di Passaneto è sicuramente un luogo simbolo per ogni devoto alla Madonna della Neve. E in occasione della riapertura al culto, abbiamo intervistato Giovanni De Luca, a cui è stato affidato il compito di occuparsi della grotta.

La venerazione della Madonna della Neve può diventare un culto, non solo limitato a poche volte l’anno?

“Francofonte vive sotto lo sguardo materno di Maria, da quattro secoli, grazie ai padri della fede che si sono susseguiti e prodigati a divulgare il culto mariano della Madonna della Neve. Ancora oggi, sta alla sensibilità dei sacerdoti, riprendere un luogo di cui tutti sapevano l’esistenza, ma nessuno ha avuto la possibilità di poter accedere. A mio parere, devono essere proprio i parroci di Francofonte, a trovare momenti e forme opportune per valorizzare quel luogo”.

De Luca Grotta

Giovanni De Luca è tra coloro che si occuperanno della grotta

Per quanto riguarda la messa a Passaneto, da dove nasce l’idea di un appuntamento fisso ogni 5 del mese?

“Nasce proprio per sensibilizzare quello che è il culto legato alla Madonna della Neve. Un luogo di preghiera e di silenzio; che possa essere un punto di incontro personale con la Madonna”.

Quali sensazioni hai provato nell’aver visto ripristinata la grotta?

“Emozioni grandissime. Durante il periodo dei lavori, ho avuto la possibilità e la fortuna di poter assistere. Riscoprire per la prima volta la cornice scolpita nella roccia, dove fu custodita l’immagine della nostra Patrona, è stata veramente un’emozione indescrivibile. Prendendo le misure dell’immagine originale della Madonna della Neve e confrontandole con quelle della cornice ritrovata, si è notato ed accertato che corrispondono perfettamente! Era proprio incastonata lì! Rivedendo la grotta, finalmente riaperta al culto e alla devozione di ogni francofontese, mi ha fatto venire in mente una frase, tratta dall’atto di affidamento della Madonna della Neve, che recita: Pastori e fedeli, ci affidiamo al tuo cuore di Madre”.

Quale valore deve avere la grotta per i francofontesi?

“Un valore fondamentale. Se tutti noi francofontesi abbiamo un luogo di culto cosi importante, non può non essere rispettato enormemente. Uno degli esempi che mi viene in mente, che simboleggia proprio il valore di questa grotta, è l’aver assistito allo scambio di promesse d’amore, da parte di due giovani francofontesi, migrati al nord per motivi di lavoro. Hanno scelto proprio quel luogo: così intimo e ricco di fede, simbolo d’amore sincero verso la nostra Mamma”.

Cosa hai potuto notare a proposito contrada Passaneto in questi ultimi anni?

“Negli ultimi anni abbiamo visto che Passaneto è stato in completo abbandono. È un luogo frequentato, anche da famiglie intere, giovani e meno giovani, per godersi anche il fresco serale…e non soltanto nel periodo della festa. È bello vedere quanto sia frequentato. Questo non giustifica però, l’indecenza che si vede a volte: cartoni di pizza, cartacce, lattine, bottiglie. Questo luogo deve essere rispettato e curato da tutti i francofontesi. Da qui partono le nostre origini”.

La grotta di Passaneto

Il 5 settembre si celebrerà una messa proprio nella grotta

Come ti senti ad essere tra coloro che si occupano della grotta?

“Mi sento molto responsabile. La mia fede, la mia sincera devozione alla Madonna della Neve, mi ha portato a farmi carico anche di questo servizio. Sono chiamato a curare e custodire tutto quello che si trova all’interno della grotta. Sono chiamato a seguire le celebrazioni eucaristiche che avverranno ogni 5 del mese a iniziare da settembre. Padre Michele Lentini, Rettore della grotta, che ringrazio, mi ha affidato le chiavi, affinchè il popolo francofontese possa entrare per una preghiera e accostarsi nel luogo dove fu ritrovato il quadro ed il crocifisso. Mi appresto a custodire la grotta, che per tutti noi è la casa della nostra Patrona”.

La grotta di Passaneto e le emozioni di chi vive la devozione alla Patrona ultima modifica: 2019-09-05T08:45:42+02:00 da Adelia Todaro
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