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NEL MIO STATO

La letteratura è una questione di raccomandazioni

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Arriva prima o poi, ma sempre, l’età delle raccomandazioni dei genitori. “Mi raccomando: non bere, non fumare, evita di frequentare la cattiva compagnia.”
Cosa c’entra questo con l’articolo? Ma proprio cosa c’entra con la letteratura? Mi staranno già chiedendo i primi borbottatori.
Mi ricordo e cito Ernest Hemingway quando disse: “È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.”

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Così mi chiedono di uscire, esci stasera? Non posso, non posso, devo tornare a casa e scrivere un articolo per ItFrancofonte.it.
Ma dai, ma dai. Ma io, niente, ho deciso.
Torno a casa, apro la porta, salgo le scale, aspetta, aspetta. Mi arriva quasi un ispirazione, potrei parlare di Joyce questa volta. Dell’articolo che scrisse in italiano come prefazione al fu Oscar Wilde nel: “Il ritratto di Dorian Gray”.

Niente, le parole non arrivano, penso solo ai miei amici seduti al pub; allegri e sorridenti. E a quelli come me; là non c’è posto per noi.
Ho fame, apro la borsa esco e accendo il PC, le parole non arrivano.

L’ho portato tutto il giorno come un peso sulle spalle, ma le parole prima non mi sono arrivate.
Penso ai miei amici seduti al pub, sento le loro risate al secondo giro. Apro il frigo, il tempo scorre, prendo una birra, il tempo scorre, non bere. Non bere era tra le raccomandazioni. Ivan non bere il tempo scorre e le parole non arrivano.
Mi alzo dalla scrivania e le parole non sono arrivate. Ancora la fame c’è.

Ho il multitasking come il protagonista di quel libro di Murakami; pentola sul fuoco, lui stava preparando la pasta con il sugo, io taglio una fetta di burro la lascio sciogliere nella padella a fuoco lento, preparo la pancetta, preparo una carbonara.

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Chiederò alla referente di farmi preparare articoli di cucina. Basta letteratura, non fa per me, voglio passare le serate al pub.

Basta letteratura, non ho talento, lo dicono tutti.

Penso questo mentre il burro si scioglie, mi tiene la mente occupata. Le parole non arrivano e la carbonara è quasi pronta.

Quando era quasi pronto, al protagonista di Murakami arrivava una telefonata. Ma a me non arriverrà un bel niente, i miei amici saranno già sbronzi e pensaranno a scattare selfie e scrivere messaggi smielati sui social.

Allora penso a Kafka e alla felicità d’essere tra la gente; mi ritrovo seduto al pub, ragazze con in mano un drink mi circondano, il loro sguardo mi fulmina, allora mi accorgo che queste ragazze sono le parole, si alzano e mi rovesciano il loro cocktail addosso.

– Non provare a fare il deficiente con noi! Ci liquidi così? Sempre con una stupida giustapposizione? Con una figura retorica?
Così poi mi accorgo che sono in compagnia di me stesso in un flusso di coscienza, sono finito da Kafka a Joyce partendo da Wilde.
Accendo una sigaretta, non fumare. Il tempo scorre, le parole non arrivano. Sorseggio la birra, non bere. Il tempo scorre, le parole non arrivano.

Ne ho abbastanza, accendo la tv. Quello, sempre il Tizio Murakamiano, aveva la musica classica di chissà quale orchestra, a me tocca il reality:

un concorrente, così si chiamano, dice durante un battibecco: “Quello che mi gestisce la pagina Social”. Ecco cosa ne fanno della scienza della comunicazione, un esercito di laureati che gestisce pagine social. Ci potrei scrivere un racconto sopra. Ma hanno detto che faccio troppe “storie” negli articoli, detto da chi sta sempre sui social.
Inizio a mangiare, loro a parlare di Dante. Lo so, tra loro e i miei amici al bar ho violato la raccomandazione della cattiva compagnia.

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Io continuo a mangiare, loro a parlare di Dante, il conduttore arriva ad affermare: “Dante per il suo tempo era un influencer.” Dante un influencer. Dante. Mi accorgo che ogni coccio di pasta diventa una persona e la fame che ho mi induce a usare la forchetta come un pugnale.

Dante un influncer, e Leopardi? Vero, Leopardi a scuola per i miei amici era un pessimista sfigato. D’annunzio era quello delle costole. Altri luoghi comuni? Bosco di courton Ungaretti.

– Calmati Ivan, mi suggerisce una voce, – non c’è posto per la rivoluzione tra i tavolini da pub.

Sono ormai in preda al Decadentismo Pascoliano. Là non ci sarebbe stato posto per Dante come per me in un pub. (Eccovi la parentesi, vi era mancata lo so, non mi paragono mica a Dante.)

Colpa mia, mi era stato raccomandato di non frequentare la cattiva compagnia e ho acceso la TV in sottofondo.

 Non cercare mai le cattive compagnie, le parole non ti arrivano. Se avete ancora fame per il prossimo articolo vi parlerò di come si fa la carbonara, ok? Ok.

La letteratura è una questione di raccomandazioni ultima modifica: 2020-11-05T08:00:21+01:00 da Ivan Lo Pizzo
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