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La lingua siciliana: storia e curiosità

La lingua siciliana - una stampa colorata della sicilia

‘U sicilianu’ o il siciliano è una lingua che appartiene al ceppo indoeuropeo. La lingua siciliana è il frutto dell’incontro dei dialetti parlati in Sicilia e nelle sue isole, in Calabria e nel Salento. Svariati studiosi sostengono che il siciliano sia la più remota tra le lingue romanze, ovvero tutte le lingue derivanti dal latino. Questi idiomi si sono sviluppati nella zona che viene chiamata Romània (da cui il nome) e che corrisponde alle terre dell’Impero Romano, esclusa la Britannia. Oggi, erroneamente, qualcuno ancora classifica il siciliano come dialetto, ma non è così. Il siciliano è una vera e propria lingua a sé stante, riconosciuta dall’UNESCO che attribuisce ad esso lo status di lingua madre.

Storia della lingua siciliana. Antica cartina della Sicilia.
Storia della lingua siciliana. Antica cartina della Sicilia, databile approssimativamente al XVII secolo.

La ricchezza della lingua siciliana

La Sicilia possiede un siciliano occidentale (quello dell’area tra Palermo, Trapani e Agrigento Ovest), un siciliano centrale (tra Enna, Caltanissetta, Agrigento Est e Madonie) e un siciliano orientale (tra Ragusa, Siracusa, Catania e Messina). Tra le più significative influenze nella lingua siciliana si annoverano il greco, il latino, l’arabo, il francese, il catalano, il castigliano e, ovviamente, l’italiano. Ciò deriva, senza dubbio, dalla posizione geografica dell’isola, sita nel cuore del Mediterraneo, e visitata nel corso dei millenni da moltissime popolazioni. Ogni siciliano è figlio di questo ‘melting pot’ (miscuglio), cioè una commistione di origini, religioni e culture diverse. Oggi, nello specifico, si predilige utilizzare il termine ‘salad bowl’ (insalatiera) in quanto è più in linea con l’idea di omogeneità, non soltanto di accozzaglia o cose messe assieme.

Cenni di storia della lingua

Tra il secondo e il primo millennio a.C. la Sicilia era occupata da tre popoli: Sicani (zona centro-occidentale), Elimi (zona nord-occidentale) e Siculi (restanti zone). Successivamente le coste siciliane furono occupate dai Fenici e soprattutto dai Greci. L’avvento del latino influenzò fortemente l’identità linguistica siciliana. Il greco sopravvisse, ma fu prevalentemente la lingua dei ceti poveri. I ceti urbani più ricchi adottarono la lingua latina, favorita soprattutto dalla cristianizzazione.

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, le invasioni barbariche coinvolsero anche la Sicilia. Successivamente, il sud Italia fu diviso tra Bizantini e Longobardi. Nel IX secolo gli Arabi scacciarono i Bizantini e costituirono l’Emirato. Durante questo periodo la Sicilia poté godere di un periodo di prosperità economica e di una florida vita culturale. È in questo contesto che i normanni entrarono in scena, scacciando gli Arabi. Durante il regno normanno, imponenti migrazioni dalla Francia e dal Nord Italia portarono in Sicilia i dialetti gallo-italici, principalmente nell’entroterra. Oggi possiamo rilevare i dialetti gallo-italici nelle zone di San Fratello, Novara di Sicilia, Nicosia, Sperlinga, Valguarnera Caropepe, Aidone e Piazza Armerina.

Con l’arrivo in Sicilia di Federico II di Svevia del Sacro Romano Impero nasce la letteratura italiana, dapprima solo siciliana. Importanza fondamentale ebbe la Scuola siciliana tra il 1230 e il 1250, che raffinò il volgare siculo e i cui moduli e tematiche furono successivamente ripresi dalla Scuola toscana. È alla Scuola siciliana che si deve l’invenzione del sonetto. I poeti della corte Sveva componevano poesie in siciliano. In seguito, i poeti toscani raccolsero e studiarono con devozione i manoscritti siciliani. Ma poiché a loro questa lingua risultava difficile, tra trascrizioni e revisione dei testi, resero la lingua siciliana sempre più simile alla parlata toscana.

Storia della lingua siciliana. Tempio Di Agrigento
Storia della lingua siciliana. Templi di Agrigento, testimonianza della dominazione greca.

Influenze linguistiche nella lingua siciliana

L’influenza delle lingue iberiche, tra cui catalano e castigliano (il nome deriva dal Regno di Castiglia, poi divenuto spagnolo) è, probabilmente, la più evidente perché agisce sul lessico, sulla grammatica e sulla sintassi. Per esempio, sono peculiari del siciliano le terminazioni verbali dell’imperfetto (-ìa, come in ‘dicìa’, ‘facìa’) e del condizionale (-ìa, come dirìa, farìa) che si trovano anche nello spagnolo. Anche il periodo ipotetico è di derivazione iberica, con il ‘Se’ tradotto ‘Si’ (in siciliano come in castigliano). Ancora dal castigliano derivano ‘Havi’ (“Havi du anni ca…” in siciliano, “Hace dos años que…” in castigliano). Anche l’esclamazione ‘Vàja!’ viene utilizzata comunemente in entrambe le lingue. Derivano dal castigliano parole come ‘abbuccàri’ – versare (da ‘abocar’) o ‘curtìgghiu’ – cortile (da ‘cortijo’) o ‘ciràsa’ – ciliegia (da ‘cereza’).

Alcune parole siciliane derivano dal contatto col mondo americano, come: ‘firrabbottu’ – traghetto (da ‘ferry boat’) o ‘fruzatu’ – congelato (da ‘frozen’). Ciò è avvenuto per due motivi: la grande migrazione di massa post-Risorgimento e la fine della Seconda guerra mondiale, con il conseguente avvento della globalizzazione.

Hanno, invece, origine araba parole siciliane quali: ‘azzizzàri’ (abbellire, da ‘aziz’, splendido), ‘sciàrra’ (litigio, da ‘sciarrah’, ostilità). Dal francese abbiamo: ‘addumàri’ (accendere, da ‘allumer’) e ‘custurèri’ (sarto, da ‘costurier’). Dal greco, invece, provengono: ‘annacàri’ (cullare, da ‘naka’ che significa culla) e ‘tuppuliàri’ (battere, da ‘typto’ che significa bussare).

Prestiti dalla lingua siciliana

Alcune parole della lingua siciliana, inoltre, sono ormai entrate ufficialmente nella lingua italiana. Ecco qui le più curiose: abbuffarsi (mangiare come un rospo, che, infatti, in siciliano è detto ‘buffa’); cannolo (il dolce tipico deriva dalla parola siciliana ‘cannolu’ e questa da ‘canna’, che indica oggetti cilindrici cavi). O, ancora in ambito culinario, cassata (torta di ricotta e pasta reale le cui origini si legano a ‘qasat’, che in arabo indica una scodella). Tra gli altri termini troviamo picciotto (giovanotto), zagara (fiore d’arancio) che D’annunzio usò per la prima volta ne ‘Il Piacere’.

La letteratura siciliana

Come si è detto, i primi componimenti poetici in aulico siciliano risalgono alla corte di Federico II. Alla scuola siciliana segue un periodo di stagnazione culturale. Nel XIV secolo la produzione letteraria si concentra prevalentemente nei testi devozionali, tra cui spicca la traduzione del Vangelo secondo Matteo. La ripresa si ha grazie all’opera di Francesco Petrarca, che con il Canzoniere influenza ampiamente la produzione letteraria siciliana. L’altro periodo d’oro della poesia siciliana si ha tra il Settecento e l’Ottocento con la figura di Giovanni Meli, massimo esponente dell’Arcadia in Sicilia. L’Arcadia era un centro culturale che si basava sulla concezione secondo cui la poesia era veicolo di verità.

Nel XIX secolo, il catanese Giovanni Verga portò in Italia il Verismo. Fu, però, Luigi Capuana a svilupparlo in siciliano. Lo scrittore più noto a cavallo tra XX secolo e nuovo millennio è Andrea Camilleri, autore di teatro e romanziere, il quale, sebbene non scriva in siciliano, è riuscito a trovare il modo di diffondere questa lingua in Italia e nel mondo. I suoi romanzi sono scritti con un linguaggio caratteristico: la sintassi è decisamente siciliana e il lessico è in italiano, imbottito di siciliano.

Curiosità

Secondo Giovanni Gentile, filosofo siciliano, la cultura siciliana va cercata nel trapassato. Ogni lingua è sempre lo specchio del suo popolo. È impensabile comprendere una lingua senza prima capirne la sua gente e la sua storia. Ad esempio, avete mai fatto caso che il tempo futuro è inesistente in siciliano? Provate a tradurre “Domani farò”. Vi accorgerete che la sua traduzione “Dumani fazzu”, ha il verbo al tempo presente. ‘Faccio’ e ‘farò’ in siciliano sono la stessa cosa; presente e futuro vengono espressi allo stesso modo. Ciò deriva dalla condizione di precarietà e incertezza del domani che da sempre ha caratterizzato i siciliani.

La Sicilia è un ponte infinito tra passato e presente. È sempre stata un punto di riferimento. Una zattera nel Mediterraneo sulla quale molti popoli, in epoche precedenti e ancora oggi, cercano di guadagnarsi un pezzettino di Paradiso.

La lingua siciliana: storia e curiosità ultima modifica: 2021-03-12T10:46:22+01:00 da Rossana Rosa Di Grazia

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Julieta B. Mollo

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