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La NeoSocialMetanarrativa e la guida per imparare a dire qualcosa

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Forse dedicherò un paio di articoli per questa problematica. Così eccovi il primo. Scusate, ho dimenticato di spiegare qual è la problematica.

Imparare a dire qualcosa.

Mi trovo spesso a parlare (e sono molto molto molto eloquente) di scrittura con il mio inconscio. Sorrido quando dice: “Oh, non è da tutti scrivere un libro, io ad esempio non ci riesco”.

Il problema non sta nello scrivere o nello scrivere un libro. Il problema sta nel riuscire a trasmettere tra le righe scritte.

Imparare Immagine N2
Imparare a dire qualcosa nella comunicazione

Qualche giorno fa, (incipit con cui iniziano le favole odierne tra i post) mi sono trovato a parlare di scrittura (questa volta non con il mio inconscio ma con un tizio reale) e in particolare di quella odierna.

Dobbiamo o non dobbiamo considerare gli influencer artisti? No, ho detto io. Così come non si possono considerare veri e propri libri quelli che troviamo nelle librerie con tanto di foto loro in copertina.

Ma, non possiamo non tenere conto delle continue contaminazioni stilistiche che attraverso i social ha subito la narrativa.  Ha detto lui.

Chi mi conosce capirà il perché non ho risposto.

Ma, non si può dire che qualcosa non ti piaccia se prima non l’hai provata. (Consiglio di non applicare questa regola nella vita, proprio a tutto).

Ho inventato un nome per la nuova narrativa da post, l’ho chiamata NeoSocialMetanarrativa. Assisterete adesso al primo esperimento in assoluto.

Quando scrivi qualcosa? Mi ha chiesto questo tizio. Ho scritto diversi racconti, rispondo, tra cui tre pubblicati in una raccolta. Sì, sì interessante. Ma quando scrivi qualcosa?  A dire il vero tratto letteratura pure su blogdidattico. Ceeerto, certo. Ma quando impari a dire qualcosa. Tengo pure questa rubrica su itFrancofonte.

Ma non basta, non basta! Quando scrivi qualcosa. Continua a chiedere il tizio.

La richiesta mi ha fatto ricordare quella volta in cui dovevo tornare da Parigi. Aeroporto, passo dal metal detector, anzi non passo. Suona tipo musichetta delle luci di Natale.

Imparare Immagine N3
I nuovi media ci permettono di imparare nuovi modi di comunicare

– Monsieur, Ici ici. – Urla un gendarme. Per guardarlo tutto intero faccio un passo indietro e alzo il viso. Obbedisco. – Parlez  vous français? – Chiede. Io rispondo annuendo con il capo.

– Documents.  – Chiede. Ero nell’uscire il portafoglio quando chiede:  – Porquoi à sonné l’appareil?

– Boooh. – Dico sorridendo.

– Êtes vous un comédien? (Fa il comico).

– No, Monsieur.

– Alors, maintenant  je sais que je n’ai pas à rire. (allora so che non devo ridere). ­­­– Apre il mio documento come una cartina geografica, –  Lo Pisso. – Legge.

– Pizzo. – Ricalco io. Mi accorgo che non ascolta.

– Cette document dit moi que vous êtes italien. Êtes- vous italien?

–  Oui, monsieur

– Es-tu  turc?

– No, monsieur.

– es-tu tunisien?

– No, monsieur.

–  Dit moi quelque chose en turc.

– Je ne parle pas turc, je suis italien.

–  Mais vous n’êtes pas français, vous êtes italien. Mais parlez français quand même.

Lo  sguardo indagatore si rafforza, adesso ha due colleghi accanto. In tre sembrano una muraglia capace di dividermi dal mio ritorno a casa. Non so come controbattere. Resto muto, il resto della classe era già passata. Sarebbe stato peggio dire: “Così perderò l’aereo.”

– Alors, dit moi quelque chose en italien. – Se ne viene fuori dopo qualche risata con i colleghi.

Avevo già visto usare ai gendarmi le loro prerogative e mi stavo cagando sotto.

– Quel chose? – Chiedo con voce spezzata e guardo il pavimento mentre si bagna con il sudore della mia fronte.

– Je ne sais pas. Êtes vous l’italien. Vuos êtes Italien mais vous ne parlez pas italien? Alors? Dit moi quelque chose en italien? Dit moi quelque chose, italien!

Accidenti, non so come mi è venuto. Alzo la testa e ridendo dico: “Qualcosa. Qualcosa in Italiano”.

La NeoSocialMetanarrativa e la guida per imparare a dire qualcosa ultima modifica: 2020-09-11T08:01:17+02:00 da Ivan Lo Pizzo
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