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INTERVISTE

La quarantena: quali effetti psicologici? Il parere dell’esperta

La Quarantena: effetti

Quali sono gli effetti psicologici della quarantena sulla popolazione? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Sabrina Scalone, psicologa e psicoterapeuta IDO; allieva analista CIPA; socio IMPA.

La quarantena ci obbliga a stare a casa e a uscire solo per necessità: cosa sta significando tutto ciò per la gente?

“Nell’interruzione improvvisa della nostra progettualità, nei primi mesi di un nuovo anno, mentre correvamo affannosamente sul rettilineo ciascuno della propria vita, ci si è accorti della presenza imprevedibile di una deviazione che ci costringe a fermarci. Il significato psicologico e sociale di quanto la gente sta vivendo, può rintracciarsi nella modalità di reazione di fronte al blocco dei vari itinerari personali immaginati”.

Cosa è cambiato dall’inizio della quarantena a oggi?

“In un primo momento si cerca di comprendere quanto sta accadendo e di immaginare l’epilogo felice e veloce della questione dolorosa in atto. Lo hanno testimoniato i cartelloni con sopra l’arcobaleno “andrà tutto bene” e i cori improvvisati dai balconi. Passata questa prima fase e accorgendosi che la fine non solo non è immediata, inizia un desiderio irrefrenabile, mosso anche dalla paura di ammalarsi e di non avere il reddito necessario al proprio sostentamento, di ricercare quante più informazioni possibili sull’argomento. Ci si affanna; ci si confronta sui social; si litiga sulle decisioni prese e da chi, si vive uno stato d’ansia su come impiegare il tanto tempo a disposizione”.

Quale valore deve assumere la quarantena?

“In questa riflessione si introduce nel pensiero della gente la possibilità di trovare nuove strade, perché la quarantena può e deve significare alternative possibili. Ho visto sindaci che informano i propri cittadini, rassicurandoli non solo sull’emergenza sanitaria ma anche su quella alimentare; preti che si improvvisano tecnici informatici presentando sante messe in diretta streaming. E ho visto gente, molta gente, farsi trovare preparata a questo cambiamento!! Credo profondamente che accanto allo sgomento iniziale della quarantena, per la gente questa deviazione della propria quotidianità stia significando anche scoperte di nuove strade e direzioni per continuare il cammino della propria vita”.

Il senso di solitudine causato dalla quarantena come va abbattuto?

“Mi verrebbe da dire va abbattuto? O forse combattuto? Nell’accezione dialettale a noi tanto cara del “cummattiri”, sì con il senso della solitudine che la quarantena ci sta causando forse ci dobbiamo “cummattiri” cioè ce ne dobbiamo occupare, ce ne dobbiamo prendere cura come si fa con un bambino o a volte con una malattia! Dobbiamo curarlo inizialmente, nel senso di ascoltarlo: “quando mi sento più solo? La mattina quando uno dei membri della famiglia esce per andare a lavoro e sono soltanto io a subire la quarantena? La sera, quando il silenzio assordante della mia strada mi ricorda che qualcosa è cambiato? Quando penso che domani sarà un giorno uguale a quello appena trascorso? Quando vedo i miei figli alienati davanti al tablet? O quando il mio pensiero si sposta verso i miei genitori anziani che non sto potendo assistere come facevo prima?”.

La quarantena Paura

Per scoprire gli effetti della quarantena ci siamo rivolti alla dottoressa Scalone

“Ecco porci delle domande rispetto al nostro sentire può far maturare dentro di noi una consapevolezza meno paurosa delle emozioni che stiamo provando, e pian piano provare a riempire il vuoto della solitudine con piccoli gesti: una telefonata, che possiamo programmare quotidianamente; un tempo dedicato a delle attività da fare con i figli; la stesura di una pagina di diario quotidiana che ci sarà molto utile non solo per favorire l’ ascolto di noi stessi ma anche come testimonianza futura di un tempo storico che stiamo vivendo. E poi ancora dedicare un momento a viaggiare attraverso il web, verso nuovi musei straordinariamente aperti al pubblico on-line; e perché no trascorrere qualche ora in compagnia di romanzi affollatissimi di personaggi”.

La quarantena sta facendo vivere rapporti a distanza venendo a creare una sorta di isolamento, come deve essere vissuta la distanza fisica causata dalla quarantena?

“Questa domanda mi ha fatto venire in mente una citazione di William Blake che recita così: ‘ l’uomo non ha un corpo separato dall’anima. Quello che chiamiamo corpo è la parte dell’anima che e si distingue per i suoi cinque sensi’ di cui parlerò fra un attimo. E poi un aforisma letto stamattina sul web: ‘la distanza fisica separa i corpi ma non i cuori’. Il mondo moderno che viviamo ha accorciato le distanze sia in termini di tempo, possiamo metterci in contatto con ogni angolo della terra in pochissimi minuti; sia in termini di spazio, possiamo raggiungere qualsiasi luogo nel globo terrestre nell’arco di un giorno. Questo essere coscienti di tale facilità di contatto rende ancor più dolorosa il vivere distanti di queste settimane. Il corpo che si avvicina a un altro corpo ci permette di stabilire un contatto immediato con il cuore dell’altro e vivere le vibrazioni uniche dell’incontro”.

Cosa sta causando la distanza fisica?

“Impone il senso della mutilazione. Ci sentiamo spezzati, interrotti nei nostri incontri quotidiani e poco ha a che fare questo con il sentimento che ci lega all’altro! Sentiamo la mancanza di tutti e di ciascuno, anche colleghi che amavamo poco e insegnanti che non amavamo affatto, alunni chiassosi e genitori fastidiosi: in questo momento il bisogno delle vibrazioni corporee vira in ogni direzione. Che fare dunque? Qui ci torna utile la citazione di Blake, manteniamo la connessione attraverso i cinque sensi che in questo momento rappresentano più che mai anche la nostra anima!”.

Le nuove tecnologie possono aiutarci per accorciare le distanze?

“Le possibilità di comunicazione tecnologica ci vengono in aiuto. Il sentire la voce; guardare il volto dell’altro attraverso uno schermo; scrutare un sorriso o un senso di disagio: tutto questo ci farà inevitabilmente sentire più vicini. Ciò che mi sembra importante dire in vista di un tempo di isolamento che si prolunga è di non far affievolire la comunicazione man mano che passano i giorni. Manteniamo la continuità della connessione con gruppi WhatsApp, videochiamate programmate come fossero appuntamenti, film da vedere separati per poi condividerne i commenti, scambiarci ricette per poi condividerne il risultato sono delle possibilità che dobbiamo darci per vivere e vincere l’isolamento”.

Il coronavirus sta accentuando le psicosi?

“Volevo ringraziare l’acume di questa domanda, poiché mi dà la possibilità di fare una distinzione tra sofferenza interiore individuale di un numero ristretto di pazienti e i fenomeni di apprensione e timore collettivo che certe immagini odierne ci mostrano. Per quanto riguarda  i pazienti affetti da disturbi psicotici, per dirla con Jung, “quei pazienti cronici  che dicono cose assolutamente incomprensibili” ( Jung- Ricordi, sogni e riflessioni) in questi giorni mi accorgo insieme a psicoterapeuti illustri come Luigi Cancrini che riferisce la medesima considerazione in una intervista per Repubblica del 29 Marzo 2020, “colpisce come proprio questi pazienti considerati gravi per la compromissione del loro senso di realtà, per la capacità di elaborare le fantasie più terribili spesso di tipo catastrofico e proiettarle all’esterno dal loro mondo interiore, riescano a stare meglio””.

La quarantena Coronavirus A Casa

La dottoressa Scalone lavora tra Catania e Francofonte, dove è nata e vive

“La possibile spiegazione risiede nel fatto che adesso la figura minacciosa, imprevedibile, potenzialmente mortale è collocata all’esterno e ciò permette a questi pazienti di sentirsi più “normali”, uguali agli altri. E quindi stanno meglio. Diversa è la questione che riguarda il livello d’ansia che colpisce la collettività, la quale trova invece, nella presenza di una minaccia esterna invisibile e terrifica, l’impossibilità di scamparvi: aumentano così ansia generalizzata, disturbi del sonno, e sintomi depressivi legati soprattutto sia ai vissuti di perdita che la situazione ci fa vivere (perdita della quotidianità, del lavoro, dei propri cari) che alle preoccupazioni per il futuro. È necessario sensibilizzare la comunità al riconoscimento dei primi segni di sofferenza psichica, rivolgendosi a uno specialista, per evitare che una reazione acuta da stress in questo periodo, rischi di sfociare in forme di psicopatologia più severe”.

Ai più piccoli come va spiegata la situazione?

“Per quanto riguarda questa domanda bisogna fare una distinzione tra prima fase in cui sono state chiuse le scuole ma i genitori continuavano a lavorare e la seconda fase; per intenderci dopo il DPCM del 9 marzo in cui le misure restrittive hanno cominciato a parlare di quarantena per tutta l’Italia e i numeri dei contagi insieme a quello delle vittime cresceva in modo esponenziale”.

La quarantena Distanze

La quarantena ci obbliga a restare a casa

“Nella prima fase, appunto sembrava quasi una misura cautelativa destinata a durare relativamente poco, in cui i figli venivano gestiti e collocati come in un normale periodo di vacanza scolastica, in cui la società si muove indisturbata. I bambini vedevano i nonni e viceversa, i genitori viaggiavano, lavoravano ancora per poco! Ma si poteva uscire! La mattina del 10 marzo i bambini si trovano a vivere la quarantena con l’imporsi inevitabile anche del motivo: emergenza coronavirus. Il rischio di ammalarsi e di morire è così possibile che lo Stato e l’Oms ci chiedono di rimanere a casa per salvaguardare noi e gli altri”.

Quali parole dobbiamo usare per illustrare ai bambini quanto sta accadendo?

“Ai bambini va spiegato in modo chiaro e adeguato alla loro età: per i bambini più piccoli è necessario spiegare con parole semplici sia il rischio del contagio che la presenza del virus. Agli adolescenti, che pagano il prezzo più alto della chiusura alla collettività. A loro che, mentre si affacciavano al balcone della conquista del mondo, improvvisamente assistono alla ritirata del mondo stesso, vanno spiegati con chiarezza non solo i rischi ovviamente, ma la gravità della situazione e la portata storica di ciò che sta accadendo. Solo il sentirsi parte di una pagina di storia e viverla da protagonisti, può aiutarli a sopportare il peso della battuta di arresto che la loro crescita sta subendo”.

E in che modo è possibile agire nei loro confronti?

“Sembrerebbe a questo punto che ci sia bisogno di distinguere ancora le due fasce di età e invece parlerò di un medesimo modo di agire. È necessario per tutti sondare le emozioni e i bisogni dei più piccoli: “come stai?; Hai un desiderio che io possa esaudire per te in queste condizioni in cui tutti ci troviamo?; Hai un bisogno specifico sul quale ti posso aiutare?”.

E per quanto riguarda invece la loro quotidianità nel corso della quarantena?

“Accanto a questa apertura rispetto alle loro esigenze, non va dimenticato di mantenere una routine quotidiana: sveglia; compiti o contatto con la scuola; pasti regolari. L’ obiettivo è il contenimento, dentro le mura domestiche, di una vita sana e regolare. Inoltre, va ricordato anche a loro che comunque noi siamo sani, e qualcuno là fuori sta rischiando di ammalarsi per garantire il nostro benessere. A questo ritmo regolare, vorrei aggiungere una particolare riflessione: se da una parte le regole servono a contenere, dall’altra le eccezioni servono a comprendere”.

Quali strategie bisogna seguire verso i figli in questi giorni di quarantena?

“Bisogna lasciare ai più piccoli maggiore possibilità di azione: tempi più lunghi di gioco libero; tempi maggiori di connessione al web; possibilità di sperimentarsi in nuove autonomie. Un ultimo suggerimento è quello di chiarire ai bambini e ai ragazzi che in tempo di quarantena siamo a loro vicini, ma non a una completa disposizione h24. Si possono stabilire dei momenti di gioco o di attività insieme; pensando anche al restante tempo come possibilità per il genitore di affrancarsi da un così già delicato compito e per il figlio di muoversi verso il terreno dell’autoregolazione”.

La sovrabbondanza di notizie, spesso false, cosa sta generando nell’uomo?

“Bisogna fare una premessa che riguarda il modo di affrontare le nuove scoperte che accompagnano gli uomini del nuovo millennio,  i quali sono abituati dalla scienza a trovare spiegazioni “evidence based”! Quello che stiamo vivendo in queste settimane non sta trovando spiegazioni immediate e comprovate all’interno della comunità scientifica. Questo genera nell’uomo un sentimento di disorientamento. Emergono antiche paure persecutorie. L’uomo, in genere, non tollera la possibilità di non conoscere. L’ignoto che dovrebbe custodire il mistero della vita, diviene oggetto temibile e terribile da combattere. Il fenomeno che ne consegue è la spasmodica ricerca di notizie, di ogni genere, da qualunque fonte. Ne deriva una confusione in merito all’oggettività della situazione in atto e un incremento dei livelli di ansia che inibisce ulteriormente la capacità cognitiva di ciascuno di discernere tra una buona notizia e le fake news”.

La quarantena: Fake News

In questo periodo abbondano le fake news

Quale rimedio bisogna usare per far fronte all’eccesso di informazioni?

“Il rimedio all’angoscia dovuta ad un sovraccarico di informazioni, è diminuire il tempo di ascolto da dedicare alle notizie e il numero delle fonti a cui affidarsi per apprenderne di nuove. In questo caso, il contenitore dei canali ufficiali, che lo stato di diritto in cui viviamo ci offre, devono essere per noi garanzia di benessere ed esperienza di fiducia”.

In un momento così complesso quale valore assume il pianto?

“Lo stesso Papa qualche giorno fa, proclamando la domenica 29 marzo come “domenica del pianto” ha esclamato durante l’omelia: “non ci farà male piangere un po’”; adducendo il pianto come segno di una superstite sensibilità umana, capace di insinuare una nota pietosa nell’accezione della richiesta di pietas di cui il mondo sembra avere un gran bisogno”.

In che modo è stato percepito il pianto nella storia e come si potrebbe attualizzare oggi?

“Sembra che la storia, da sempre lega il pianto alla ricerca di pietà, perdono, liberazione, aiuto. Nel XIV canto dell’Inferno della Divina Commedia, il sommo poeta canta: ‘le molte greggi (dei violenti) piangean tutte assai miseramente’; e nel XXIII il tema ritorna: ‘così (gli ipocriti) giva intorno assai con lenti passi piangendo e nel sembiante stanca e vinta’. L’attualità dell’assunto dantesco tuona in questi giorni infernali nel girone delle nostre vite e risuona nelle nostre coscienze lasciando sgorgare lacrime, pianto di dolore”.

Quale tema ruota intorno al concetto di fine?

“A questo valore del pianto appena descritto se ne aggiunge un altro. Come il viaggio dantesco non termina all’Inferno, così il cuore dell’uomo nel suo stringersi intorno al pianto di dolore per la catastrofe vissuta, si apre all’emozione della rinascita. Sì perché il tema della fine porta con sé l’inestricabile tema di un nuovo inizio. Da qui il pianto di commozione, di fronte al lavoro di medici instancabili; davanti allo schermo mentre decine di bare si muovono in una città deserta; sui balconi mentre si canta l’inno nazionale. Esso diviene il simbolo di un cambiamento possibile”.

Quali regole bisogna darsi per mantenere un giusto equilibrio?

“La regola d’oro che vale sempre, e a maggior ragione adesso, è mantenere un orario sempre uguale per svegliarsi e andare a dormire. Il mantenimento del ritmo biologico sottostante alle attività principali del nostro organismo, come mangiare e dormire, costituisce di per sé un equilibrio salutare. Bisogna rispettare gli stessi orari che le nostre famiglie seguivano prima dell’emergenza“.

Quale valenza ha questa prassi?

“Questa buona prassi ha una doppia valenza: nell’immediato può scandire con più facilità le attività della giornata per tutti i membri della famiglia; compreso il rituale dei compiti per i più piccoli e le varie mansioni domestiche. L’aspetto ancor più importante riguarda il momento della ripresa delle normali attività fuori dalle nostre case! Se riusciamo a mantenere un ritmo regolare durante il lockdown, saremo pronti e avremo le energie necessarie per riprendere la nostra vita fuori”.

Per quanto concerne la gestione degli spazi all’interno delle nostre case, quale regola va applicata?

“La chiusura forzata dentro le mura domestiche costringe inevitabilmente tutti a condividere momenti e luoghi che prima, per diverse ragioni, erano più differenziati. Se in un primo momento abbiamo provato la gioia di trascorrere del tempo in più con i nostri cari, col passare dei giorni, l’atmosfera può divenire soffocante. Il rispetto degli spazi altrui diventa fondamentale per evitare inutili attacchi tra i coniugi e feroci liti tra fratelli. Anche in case molto piccole si possono ripartire spazi diversi e assegnare posti dove trascorrere del tempo da soli; magari privilegiando una maggiore privacy per i figli adolescenti. Lo stesso principio vale tra il marito e la moglie. Mai come in questo momento si ritrovano a dovere condividere, nel medesimo tempo, gli stessi spazi e uguali compiti”.

La quarantena Casa

A casa possiamo immergerci nella lettura di un buon libro

Cosa bisogna fare per evitare l’insorgere di contrasti nella coppia durante la quarantena?

“Al fine di evitare l’emergere di conflitti che potrebbero aprire anche a incomprensioni più profonde e spesso preesistenti, e non essendo questo il momento in cui uno dei coniugi può “abbandonare il tetto coniugale” come si diceva un tempo, è meglio correre ai ripari. Stabilire per sé momenti di tranquillità mentre l’altro membro della coppia si occupa di assistere i bambini nei compiti; oppure dividersi i ruoli in giorni diversi. Tutto ciò può di gran lunga attenuare la sofferenza di vivere in uno spazio limitato. E perché no, può diventare occasione di divertimento per l’intera famiglia, che non aveva visto mai uno dei suoi membri cimentarsi in una nuova attività”.

E invece, le persone che vivono da sole quali accorgimenti devono seguire?

“Per le persone che vivono da sole, la regola per mantenere un giusto equilibrio interiore potrebbe essere rappresentato da una programmazione della giornata che metta in campo delle attività: dalla cura per se stessi; o ancora, attività che mantengano la connessione con gli altri, in questo momento distanti. Questa ultima regola riguarda sia la comunicazione quotidiana con le persone che ci fa piacere sentire o di cui ci vogliamo occupare e preoccupare; sia i collegamenti telefonici o via social, con tutte quelle aree che nutrono i nostri interessi e hobby: come per esempio pagine instagram; corsi universitari on-line; percorsi museali; e tutto ciò che ci viene in mente per nutrire lo spirito che non conosce distanze!”.

La quarantena: quali effetti psicologici? Il parere dell’esperta ultima modifica: 2020-04-03T08:43:44+02:00 da Cristina Scevola
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