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INTERVISTE NATURA

“Le escursioni, passione e necessità”: Gianluca Rescica

Escursioni Gianluca Rescica

Una passione per le escursioni nata negli anni che è diventata una necessità. Ne abbiamo parlato con Gianluca Rescica, formatore, founder e digital marketer di Togethere.

Oltre ad essere un affermato formatore, sei anche un escursionista. Come è nata questa tua passione?

Ti ringrazio per la stima e la generosità nei miei confronti, sappi che è reciproca. Se devo dirti come nasce la mia passione per le escursioni, credo tu mi metta in difficoltà, perché la passione per l’escursionismo nasce gradualmente o forse sarebbe più corretto dire, viene fuori e si manifesta negli anni, fino ad esplodere e a divenire insieme una passione e una necessità.

Sono nato e cresciuto in campagna. Le prime scorribande avvenivano nel mio giardino di casa che allora per me era quasi come fosse il giardino dell’Eden! Crescendo ho iniziato a esplorare ciò che si trovava oltre il recinto: il limite da non oltrepassare! Immagina per un bambino di 10 anni cosa potesse significare oltrepassare quel limite oltre il quale era l’ignoto! Distese enormi di alberi di sugheri, pini, abeti, enormi sassi…un vero e proprio paco giochi naturale!“.

Escursionismo

Quando hai cominciato a darti alle escursioni?

“È difficile risalire ad un preciso momento in cui questo bisogno di camminare in mezzo alla natura, denudato da ogni sovrastruttura artificiale, si è concretamente manifestato. Posso semplicemente dirti che è una passione che nasce dalla mia instancabile voglia di movimento, di camminare e dall’amore per la natura.

A farmi innamorare in particolare della montagna e dei boschi sono state le vacanze familiari in Trentino Alto Adige. Posso dire di averlo girato ed esplorato in lungo e in largo per 5 anni di fila. A farmi rimanere ogni volta a bocca aperta era il momento in cui in auto dall’autostrada durante il viaggio di andata, iniziavamo a vedere stagliarsi verso il cielo, enormi catene montuose da entrambi i lati, quasi a darci un timoroso ma bellissimo benvenuto in quelle splendide vallate!

E poi ovviamente l’amore e la riverenza per la nostra splendida Etna, meglio conosciuta in special modo dai catanesi come “’a Muntagna”. Perché devi sapere che per loro l’Etna, seppur vulcano, è donna!

‘A Muntagna ha esercitato in me sempre un grande fascino e una grande attrazione, al punto che oggi ho la necessità di recarmi spesso lungo le sue pendici, attraverso i suoi boschi incantati, fino alle bocche dei crateri sommitali, dimora dei Ciclopi e del Dio Efesto”.

Raccontaci della tua prima escursione…

“La mia primissima escursione è avvenuta sulle colline che si stagliano verso Nord-Est se le guardi dal balcone di casa mia. Sono delle bellissime colline ricche di alberi di pini, abeti, cipressi ed eucalipti. Da quelle cime puoi ammirare un bellissimo paesaggio cha va dai Monti Erei, montagne calcaree e arenacee che poco sviluppate in altezza scendono verso la valle del Dittaino nell’ennese, fino ai Monti Iblei, passando con lo sguardo davanti a sua Maestà l’Etna e a tutti i paesi etnei sparsi per le sue pendici come costellazioni, fino ad arrivare a Catania e al suo splendido golfo baciato dal sole.

Ecco, in questa meravigliosa cornice, all’interno del parco naturale di Granville, in località di Vizzini (CT), ho iniziato ad accumulare km su km, esplorando ogni possibile sentiero e fuori pista con zainetto e bastoncini da trekking”.

Quali sono le tue preferenze in fatto di escursioni?

“Se per preferenze intendi dei luoghi o percorsi ben precisi, allora devo dirti che la mia passione maggiore è per quei percorsi più ostici e difficili dove devi metterti costantemente alla prova.

Se parliamo della Sicilia, alcuni di questi possiamo trovarli sul versante sud o sul versante di nord-est del nostro vulcano. Percorsi abbastanza impegnativi che, per le forti pendenze, i sentieri spesso non tracciati e le difficoltà quando si superano i 3000mt. (area più rarefatta, pressione barometrica più forte, temperature vicine allo zero etc.), ti mettono costantemente a dura prova.

Per me escursione vuol dire soprattutto “cammino interiore”. Le sfide che incontro e che affronto durante le mie escursioni sono metafore della vita, e quando a volte il fisico è stremato e ti imporrebbe di fermati, è li che vai avanti di testa, con convinzione e determinazione. È li che capisci quanto nella vita l’unico limite tra te e i tuoi obiettivi sia solo tu!

Amore viscerale a parte per l’Etna, sicuramente altri bellissimi e impegnativi percorsi li troviamo sugli Iblei e sui Nebrodi, dove sono presenti boschi bellissimi ma allo stesso tempo insidiosi se non si conoscono bene”.

Segui una preparazione particolare prima di lanciarti in un percorso?

“Mi piace questo verbo… lanciarmi….prima o poi mi lancerò con il paracadute in effetti (ahaha).

Sicuramente occorre allenare bene il fisico e di conseguenza la mente prima di “lanciarsi”, come dici tu, in un’escursione.

Voglio fare una precisazione per me importante: quando parliamo di escursione intendo delle uscite dove si cammina per 3, 4 ore con percorsi di difficoltà medio alta. Tutto ciò che sta sotto questi parametri per me diventa passeggiata.

Scherzi a parte, come dicevo, occorre preparare il fisico e la mente prima di avventurarsi in escursioni impegnative. Oltre a seguire un’alimentazione corretta (gli sgarri ci stanno comunque sempre), mi mantengo in costante allenamento facendo 2 o 3 volte a settimana jogging ed esercizi di corpo libero a casa. Con la corsa alleno la resistenza, mentre con gli esercizi la forza di braccia e gambe.

Sovente nelle escursioni ci si ritrova a doversi letteralmente arrampicare su pareti con una forte pendenza o su rocce. Lì diventa indispensabile avere braccia oltre che gambe.

La preparazione fisica è importante, ed è importante che sia una pratica costante. Solo così è possibile sviluppare e rafforzare elementi spirituali imprescindibili quali: determinazione, resilienza e visione”.

Quale valore attribuisci alle escursioni e quale significato ha la stanchezza e la difficoltà che spesso si fanno sentire durante le lunghe camminate?

“Un enorme valore spirituale oltre che fisico, come ho avuto modo di dire all’inizio.

I percorsi e le difficoltà che decido di affrontare durante le mie escursioni sono metafore delle asperità che la vita ci mette di fronte. Ecco la differenza fondamentale! Nelle escursioni sono io a decidere di mettermi alla prova, di testare la mia resistenza, la mia caparbietà alle avversità che incontrerò lungo il cammino.

Con la vita purtroppo il più delle volte non siamo noi a decidere di affrontare una salita ripida, difficilissima, dove il fiato si fa corto e il cuore sembra spezzarsi in due. Non siamo noi a volerci testare e vedere quanto siamo capaci a resistere e andare avanti, nonostante la tentazione di gettare la spugna a terra può essere fortissima.

È proprio questo pensiero assillante, quasi ossessivo, che mi gira in testa e mi scorre nelle vene e che mi fa decidere di andare lì fuori, per giungere a fine giornata ringraziando la natura e Dio, per avermi messo di fronte quelle difficoltà che ho saputo affrontare, sconfiggere e grazie alle quali crescere”.

Rescica Escursioni

A fronte di una società che va sempre di fretta, quale valenza ha il contatto con la natura?

“La società odierna corre. Noi tutti siamo chiamati e costretti a correre e a non rimanere indietro se vogliamo sopravvivere.

Con l’avvento dei media prima e del digitale poi, questo concetto si è esasperato all’ennesima potenza.

Pensa semplicemente a come funzionano i social o la pubblicità che vediamo in tv o prima di un video su youtube?

I social come Facebook, Instagram, Twitter, sono basati su dei feed che scorrono a velocità impressionanti. Sei lì con il dito sempre a scorrere lo schermo per vedere l’ultimo articolo o l’ultimo post pubblicato. Quando pubblichi qualcosa non fai in tempo a guardare la bacheca che già decine di altri post hanno istantaneamente surclassato il tuo.

Pensa alla pubblicità: prima durava 30 secondi, poi 20, poi 15, poi 10, poi 5! In pochi secondi devono bombardarti il cervello con messaggi a volte subliminali per portarti ad acquistare, e tutto questo velocemente, perché chi si ferma o…cammina è perduto.

Quando esci e vai in escursione tutto questo non succede. Cammini, e cammini lentamente. Il tempo rallenta e torna a scorrere secondo ritmi naturali.

Camminare lentamente, ti fa andare controtendenza, e allora diviene in tutta la sua bellezza un gesto sovversivo. “Camminare è da sovversivi”. Una frase, un’immagine coniata da un grande esploratore norvegese, Erling Kagge, che ha definitivamente sancito il mio amore per tutto ciò che è sovversivo rispetto ai valori corrotti della società.

Camminare lentamente ti cambia la vita.

Camminare lentamente è “osservare”: ti fa vedere cose che quando vai di fretta, in auto, in bus, sul tram, non puoi vedere. Tutto ciò che ti circonda assume dei connotati nuovi, inaspettati.

Camminare lentamente è “pensare”:  Socrate, Platone e Aristotele erano dei grandi camminatori, e gran parte delle loro perle di saggezza sono nate proprio camminando.

Camminare lentamente in definitiva è un gesto sovversivo, in contrapposizione al “run faster” che ti vuole imporre il mondo…quello dell’uomo”.   

Perché è importante riappropriarsi degli spazi incontaminati naturali spesso dimenticati?

“Riappropriarsi di questi spazi, sempre con grande rispetto e amore è importantissimo sotto diversi aspetti.

Per vivere e riscoprire i luoghi che ci circondano non occorre obbligatoriamente e fortunatamente lanciarsi, per usare un termine a te caro, in escursioni o imprese di grande difficoltà.

La nostra terra, la Sicilia, così come tutte le altre regioni d’Italia, nasconde bellezze ai più sconosciute. Bellezze naturali ma anche architettoniche e storiche.

Riappropriarsi di questi luoghi, studiarli, viverli, ci consente di riappropriarci delle nostre radici, della nostra storia.

Potrei farti una lunga lista di esempi, di luoghi stupendi da visitare in escursioni anche guidate: pensa ad esempio alla bellissima necropoli rupestre di Pantalica, una località naturalistico-archeologica stupenda nella valle dell’Anapo in provincia di Siracusa. Il suo nome sembra derivare dall’arabo Buntarigah, che significa grotte, ed infatti sulle ripide pareti quasi inaccessibili sono state identificate migliaia di tombe antiche, abitazioni, santuari scavati nella roccia, risalenti al passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro.

 Pantalica costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici della Sicilia. Dichiarata patrimonio dell’Unesco, ha anche dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, nel quale il bellissimo altipiano dell’Anaktoron sovrastante la vallata diviene metafora del cammino dell’uomo.

Se non vogliamo allontanarci troppo e ci spostiamo nell’incantevole Val di Noto, possiamo vivere un’altra bellissima esperienza visitando Noto antica, ovvero Netum. Rasa al suolo dal devastante terremoto dell’11 gennaio 1693, fu uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale. Di questo splendore oggi rimangono solo antiche rovine, attraverso le quali preparatissime guide naturalistiche, tra cui cari amici, ci permettono di fare un salto indietro nella storia, quasi a vivere un’esperienza di realtà virtuale senza l’ausilio di caschi o occhialini 3D!

Per chiudere questa intervista, oltre che ringraziarvi di cuore come sempre per la possibilità di raccontarmi e di raccontare storie, vorrei esortare chiunque a camminare; a riappropriarsi del proprio tempo per riscoprire e riscoprirsi!

Grazie”.

“Le escursioni, passione e necessità”: Gianluca Rescica ultima modifica: 2020-11-10T08:04:56+01:00 da Cristina Scevola
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