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NEL MIO STATO

Prima leggevo pure io- Ivan Lo Pizzo

Prima leggevo pure io biblioteca

Si distingue subito chi legge da chi non legge più. Proviamo? Se sei un lettore serio e in giro vedi qualcuno seduto rannicchiato in un angolo a leggere, scattano le mille acrobazie per vedere ma non vedere la copertina. Mai, ma proprio mai, ci si avvicina a chiedere: che libro è?

È chiaro, c’è in gioco l’onore di lettore serio che ci attribuiamo.

Si distingue subito chi legge da chi non legge più. Riproviamo?

Quando qualcuno non legge da tempo e ti vede un libro in mano scatta la domanda: che libro è? A seguito della nostra risposta da lettore serio che ci attribuiamo, il 90% controbatterà: prima leggevo pure io.

(del restante 10% non ve ne assicuro le buone intenzioni).

Ma adesso che, chi si è avvicinato ha abbattuto questo muro di confidenza/diffidenza come reagirà il lettore serio che è in noi?

A  questa affermazione chi legge ha tre alternative . Prima alternativa: partire in modalità Omelia; l’importanza di leggere, di tenersi informati, aggiornati, acculturati.

Prima leggevo anche io lettore
Immagine di repertorio

Ma via via con il passare dei giorni, scusate la frase da luogo comune, alla risposta  prima leggevo pure io, scatterà  automatica la seconda alternativa: Il famoso “Ah”. Parente di:  vuoi un applauso? O di, vuoi un euro?

C’è una terza alternativa, ma prima dovrò affrontare il come sono arrivato a questa conclusione.

Sono stato tra chi ha usato la prima e la seconda alternativa. Al prima leggevo pure io, scattavo da centometrista con l’omelia sopraelencata.

Ma più andavo ripetendo l’omelia e meno ricordavo le parole. Capita quando non si crede in ciò che si dice. È logico, volevo riavvicinare la gente alla lettura. Ok, non è sbagliato voler riavvicinare la gente alla lettura, è sbagliato darsi delle arie mentre si fa, sentirsi superiori solo perché si legge.

Ecco l’errore nella seconda alternativa, quella del:  “Ah”.

La lettura è per tutti. Eccovi la terza alternativa. Iniziate pensando questo, constaterete che vi ha fregato il metodo non l’intenzione.

Quando qualcuno s’avvicina con il suo prima leggevo pure io, cambiate metodo, utilizzate la tecnica del passo indietro, ascoltate, dietro ci sarà un perché, dietro al perché eccovi una storia.

Prima leggevo anche io libri
Immagine di repertorio

Una storia? Ma allora, il lettore non è allergico alle storie, materia prima di ogni libro.

A cosa è allergico? Da cosa è scatenata l’allergia?

Dottore di come curare questa allergia è Pennac, con il suo:  “Come un romanzo”.

Pennac analizza i sintomi di questa allergia. Compie un viaggio temporale a quando abbiamo imparato a leggere e scrivere per cercare l’origine dei sintomi, la loro prima manifestazione.

Paragona imparare queste due azioni come imparare a usare la magia. Magia che si ripete ogni giorno ad ogni generazione.
Sì, ok direte. Ma?

Ma poi l’autore spiega come lentamente sostituiamo la magia con il metodo. Nello specifico quello educativo.

Allora, riprendiamo il viaggio temporale insieme questa volta, torniamo ai tempi della scuola. Delle letturine per casa, della poesia a memoria e, e ecciùùù!!! Ecco, ecco arrivato il primo starnuto.

 Asciugatevi il naso e smentiamo uno stereotipo, quello in cui si pensa che “studiare” sia il passo successivo di “leggere”.
Non è così? Allora spiegatemi i brividi che provate non appena sfiorate un libro, dentro  portate l’intenzione di ricordare tutto a memoria.
 Colpa della scuola? Assolutamente no. Va bene, diciamo l’1% e da questo 1% ne sono esenti i professori che tra le mille riforme scolastiche sono sempre pronti a dare il meglio. Non è così? Sfido voi a fare meglio.

Prima leggevo bambino
Immagine di repertorio

Ma io non mi occupo di denuncia sociale, né sono il più adatto e in questo articolo non volevo trattare metodo scolastico o educativo.
Ho solo capito che studiare non è il passo successivo di leggere come leggere non è il passo precedente di studiare.
Non c’è dualità tra queste due cose, al massimo sono due colleghi di lavoro.
I più anziani obietteranno ricordandomi come loro ricordano perfettamente il 5 maggio imparato al Ginnasio.
Ma così facendo, i più temerari, troveranno conferma nella mia tesi, in cui leggere non dovrebbe essere sinonimo di studiare e/o di ricordare tutto a memoria.

Se è vero che il corpo ha bisogno di gustare il cibo, l’anima ha bisogno di gustare storie per nutrirsi.

(per storie non intendo pettegolezzi).

Sentendo già i cori del linciaggio provenire da sotto casa per ciò che ho appena detto, calcolo il tempo per scappare e mi rimane di condividere la prima volta che ho letto Teddy di J.D. Salinger.

Racconto di 50 anni fa in cui Salinger, tramite un bambino precoce espone un nuovo concetto d’insegnamento  che dovrebbe essere…

Scusate, a volte riparto con l’omelia.

Prima leggevo pure io- Ivan Lo Pizzo ultima modifica: 2020-07-20T08:35:14+02:00 da Ivan Lo Pizzo
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