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NEL MIO STATO

Una spalla come Jim e ciao alla produttività della tecnica

"Una spalla come Jim e ciao alla produttività della tecnica"

Capitolo primo: “voi non sapete niente di me, senza che avete letto un libro intitolato Le avventure di Tom Sawyer, ma non importa. Quel libro l’ha fatto il signor Mark Twain, che ha detto la verità, più o meno. Certe cose le ha esagerate un po’, ma è stato abbastanza sincero. Che è già qualcosa. Non ho mai visto nessuno che una volta o l’altra non ha cacciato qualche balla…”.

Quante volte avrei voluto essere io ad aver scritto questo incipit.

“Voi non sapete niente di me, senza che avete letto qualche articolo di questa rubrica intitolata Nel Mio Stato, ma non importa. Questa rubrica la fa Ivan, che dice la verità, più o meno. Esagera quasi sempre un po’ ma è abbastanza sincero. Che è già qualcosa. Non l’ho mai visto una volta non cacciare una balla…”

"Una spalla come Jim e ciao alla produttività della tecnica"

No. Proprio no. Twain è Twain, è la sua tecnica; più che tributo il mio sarebbe plagio. Ma in questo incipit e in questa storia mi ci rivedo e rivedo spesso quando mi chiedono e mi chiedo se riesco a scrivere qualcosa di serio.

A proposito, un saluto a Eleonora (Eleonora questo non è un dissing). Allora, dicevo, che sono più indeciso se preferisco aver scritto io Le avventure di Huckleberry Finn o vivere il viaggio nel Mississippi.

A causa della mia sindrome di Walter Mitty, in un mondo dove molti vivono con quella di Peter Pan, mi basta leggere l’incipit e già divento Huck. Ma come tutti sappiamo Huck si scontra ben presto con il linguaggio sgrammaticato e il pensiero contorto di Jim.

Ma in tanto nella zattera tanto quanto per il viaggio ci sarà posto per entrambi, Jim in questo libro è sviluppato troppo bene, meglio di molte persone nella realtà.

Direte: “E quindi?”. E quindi in un romanzo come questo; dove il protagonista è uno dei primi antieroi della storia della letteratura, una spalla come Jim è ben giocata, porta equilibrio (non voglio sminuire i temi che impersona), ma torniamo a noi.

Allora, adesso proverò a parlare tecnicamente o tecchinicamente di tecnica senza parlarne, a sviluppare un personaggio (che mi farà da spalla) e rimanere al contempo serio o comunque a mantenere una buona dose di serietà.

Voglio dimostrare che letteratura e serietà non vanno d’accordo? Affatto, ma troppa serietà stona nel ridicolismo (come la gente che gli basta tatuarsi per sentirsi rapper o comprare un calamaio per sentirsi scrittori).

Immagine N 2

Mettiamo subito da parte la serietà, cioè mettiamo da parte la poca serietà volevo dire. Ora parleremo di come la tecnica sia molto produttiva. Anzi, partendo dal dolore tirerò fuori un episodio molto doloroso.

Era uno di quei giorni che correvo a destra e manca, tra lavori e doveri. Esatto, non avevo proprio tempo per giocare con mio nipote. La società ci insegna a seguire solo ciò che è produttivo; giocare con un nipote è sinonimo di perdere tempo.

Magari accettando di farlo, nella scala della produttività non ci rientra.

Premetto, mio nipote all’epoca aveva cinque anni (userò una tecnica di Joyce; usare il numero dell’età in parole per descrivere un personaggio) non lasciatevi ingannare dall’apparenza (cinque parole).

Siamo scesi davanti casa mia, più che strada è una traversa poco trafficata dalle auto, io tiravo la palla a lui e viceversa.

Poi ho notato che correva a rilento. Gli ho spiegato come essere e diventare più produttivo nel correre. L’importanza dello sprint! Abbiamo ripreso a giocare. Ad un tratto è venuto verso di me correndo con la palla tra i piedi, gli ho tolto la palla e dribblato un paio di volte. Rideva!

Allora mi sono fermato e gli ho spiegato come essere più produttivo nel dribbling. Questa volta ha annuito. Abbiamo ripreso a giocare.

Ho calcolato la sua produttività nel tiro, su cinque tiri: uno centrava la porta, due erano deboli, gli altri due; il piede non abbastanza grande era inadatto al calcio. La produttività si adatta all’uomo ma non al bambino.

Immagine N 3

Stavo per calciare la palla, volendo fare goal e finire la partita e tornare alla mia produttività. Ma una legge di natura insegna che se un calcio manca la palla e becca in pieno un gradino di marmo sono dolori.

(Eccovi la parte dolorosa)

Mi gettai a terra consapevole di non essere più produttivo, la palla rimase a un soffio dalla mia porta, mio nipote corse contro la palla, la spinse di lato e arrivò da me: “Aggrappati a me!” disse stirando la sua forzuta manina, poi ancora usando tutta la sua forza concentrata in un “Oohiissaa!” mi tiro su.

Poi mi offri la sua spalla per aggrapparmi e non mi mollò fino a quando a casa non misi il ghiaccio sull’alluce, ormai diventato allucione, destro.

Non gli volevo insegnare il fair play di cui molti si pavoneggiano, ma lui ha insegnato a me quanto tecchinica serietà produttività e altre cose così non sempre servono nella letteratura. Adesso scendo a giocare un po’ con lui, alla prossima. Ciao.

Una spalla come Jim e ciao alla produttività della tecnica ultima modifica: 2021-01-12T08:23:52+01:00 da Ivan Lo Pizzo

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