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NEL MIO STATO

L’opportunità di tornare a scuola

Immagine Di Scuola

È dall’anno scorso che aspetto l’opportunità di tornare a scuola. No, non insegno. Non frequento l’università, non sono ripetente.

Nonostante seri tentativi non sono stato bocciato mai. Sì, avrei dovuto tenere una presentazione del mio libro.

Sincero? Tra tutti i posti dove mi ha portato fino a ora (l’opuscoletto; così viene chiamato il mio libro) al momento, la scuola; per sentire l’odore dell’adolescenza, sarebbe stato tra i miei preferiti.

Fino a ora.

Mi stai dicendo che tra il Salto 19 e tornare a scuola per la presentazione del tuo libro, preferisci la seconda? Beh, chi lo sa…

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“L’opportunità di tornare a scuola”, il nuovo articolo di Ivan Lo Pizzo

Non ho tirato fuori questa premessa per fare pubblicità al mio libro (a proposito, s’intitola “Che mi racconti” edito da Giovane Holden Edizioni, compratene una copia devo mantenere la mia Lambo)

A parte gli scherzi, vi spiego com’è cominciato tutto.

La settimana scorsa ho finito la rilettura di “Festa Mobile”, mi sono trovato ad interrogarmi, come quando scrissi il mio libro, sulla memoria.

Nella parte in cui Shipman ed Hemingway parlano delle remises. Rileggere fa sempre nascere nuove domande.

(iniziano a tremare gl’impostori, quando parlerò di “Morte nel pomeriggio” e di quelli che prendono “ispirazione” sdraiandosi a letto fingendo l’estasi)

Ma io, se dovessi scrivere un libro attingendo ai remises, ora come ora, da dove inizierei?

Esatto, i ricordi più tangibili, come il piccoletto del racconto “dell’opuscoletto” che perde la memoria, i ricordi partirebbero dalla scuola.

Per chi sta leggendo ed è alle prima armi con la scrittura vorrei dare un consiglio (gratis; non come certi che chiedono soldi in cambio di cose che nemmeno conoscono).

Imparare a trascrivere i propri ricordi è importante, molto dipende dalla rilettura che ne darete. A volte come si dice: “La memoria inganna”.

Non è facile. Quindi vi dovrete armare di molta umiltà. Cosa di cui il sottoscritto è abbondantemente sprovvisto, ma di questo ve ne accorgerete tra le parole di ciò che scrivo.

Così come non è facile tirarne fuori una rilettura neutrale.

Non volevo tornare a scuola e presentare il libro e spiegare ai ragazzi cosa dovrebbero o non dovrebbero fare. E tutto il dovere morale, ecc ecc, quando ancora io non ci capisco nulla.

Sapere che alcuni di loro in questo momento sono privati dell’opportunità (nonostante lo studio; al sottoscritto piaceva studiare) di stare insieme, abbiamo capito che è una bellissima opportunità.

Scuola Immagine 2


Lo so, professori e compagni sono come i parenti e i vicini “nun se pono sceglie’” ma volendo possiamo fare un piccolo esame di coscienza. Non per prendersi colpe ma per iniziare ad andare d’accordo.

(detta da uno che per spocchia tornerebbe a scuola strombazzando la Lambo)

Capire se non siamo noi quelli sbagliati. Stando insieme si può capire.

Dicevo; non faccio denuncia sociale, ma i ragazzi stanno affrontando un periodo davvero storico.

La mancanza delle lezioni in presenza; vi mancheranno e mancano a tutti.

Forse per questo in Blogdidattico abbiamo una buona affinità di lavoro; a volte ci considero nostalgici dello “stare in classe”.

Non è da sottovalutare, e abbiamo capito, nemmeno scontato.

Dello stare in classe ne parlava persino Twain; nelle avventure di Tom.

Ne ha percorso le memorie persino Fellini in Amarcord.

Lo so, i tempi cambiano, ma mica tanto. Se dovessi scrivere un libro di memorie sulla scuola e proporre un ricordo simile al periodo che stanno trascorrendo i ragazzi, potrei parlare pure io di una riforma scolastica.

L’ho detto; i tempi cambiano ma mica tanto.

Noi a scuola vivemmo un vero e proprio periodo di “assembramento” e di “Tagli” e considerando i tagli alle ferite dovemmo applicare il “Disinfettante”.

Esatto. Vedete? Non è cambiato nulla.

Ricordo i miei compagni d’istituto, di classe e di banco. Qualora incontri qualcuno di loro, una  volta su dieci le conversazioni iniziano sempre con: ma ti ricordi quella volta a scuola, quella volta che, ricordi?

(le restanti nove volte provo a cambiare strada. Scherzo, forse.)

Comunque superando il momento nostalgia lasciamoci con due risate che riassumano l’articolo, forse.

Racconto per conto di un amico:

Stavano davanti al cancello: Tizio, Caio e Sempronio. (le descrizioni li lascio per quando scrivo racconti remunerati).

Sempronio era un buon amico e sveglio, adesso non ricordo il perché (o se lo ricordo saranno affari miei).

Tizio era stato sempre in banco con Sempronio ma adesso voleva stare in banco con Caio.

Sempronio fu avvertito da Caio e andò da Tizio, dicendo: – Perché cambi compagno di banco?

Immagine Del Banco

Tizio aveva la spocchia d’inventare storie;­ – Ma quale cambio?  Non hai saputo della riforma? Dei tagli? Hanno portato nuovi banchi a tre posti. Staremo seduti tutti e tre insieme.

Entrati in classe trovarono solo banchi a due posti: – Accidenti! – disse Tizio. – Non saranno ancora arrivati!

Sempronio mosso da senso civico, il cui senso civico a sua volta era spinto da interessi personali, andò in presidenza. Il brutto fu quando persino lì credettero che dovessero arrivare i banchi a tre posti.

Non c’è da ridere; tutto era possibile, erano riusciti a far entrare quaranta persone in una classe.

Così da buoni aspettammo fino alla fine dell’anno l’arrivo dei banchi a tre posti.

Vantaggio di saper raccontare storie; metti troppi dettagli realistici e alla fine ci credi persino tu.

Ma comunque io a scuola a presentare il libro a questi ragazzi, ma cosa gli avrei potuto dire? Ci penso e magari ve lo dico la prossima volta, quando avrò l’opportunità di tornare a scuola.

L’opportunità di tornare a scuola ultima modifica: 2021-03-05T08:56:04+01:00 da Ivan Lo Pizzo

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Ele

Il Pr di questa festa mobile chi è?

Ivan

Fai il mio nome ed entri aggratis 😂

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